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martedì 10 gennaio 2012

Gli Incontri

Ci sono alcuni incontri casuali, altri voluti; alcuni sono più degli scontri, altri sono per così dire, normali. Poi ci sono gli Incontri.

E' molto facile capire quando ne fai uno. Te ne accorgi quando hai la sensazione che fino al giorno prima tu non abbia mai incontrato nessuno. Quando quello che hai, per quanto grande, ti sembra soltanto una manciata di note di una sinfonia.

Quando li fai, certi Incontri, solitamente ci sono scintille in tutte le direzioni. Quando accadono, chi s'è incontrato entra sempre in una fase turbolenta, in cui ci si confronta sempre prima ancora con se stessi, che con l'altro (s)fortunato protagonista.

Quando accadono, quegli Incontri, ti cambiano comunque la vita. Possono essere come cicloni, spazzando tutto ciò che avevi, oppure possono essere come la primavera, aggiungendo nuovi fiori, nuovi odori, e nuovi colori a quello che c'è.
Una cosa però è davvero sicura. Questi incontri, gli Incontri, non puoi ignorarli, non puoi scansarli, non rifuggirli.

Puoi solo cercare di reggere il timone e portare la nave in aque più sicure, quelle che siano.

venerdì 30 dicembre 2011

agli Amici che fummo


Ricordo ancora oggi, come fosse ieri, quando da semplici compagni di classe siam diventati Amici. E' stato quasi per caso. Tu, ragazzo timido della classe, silenzioso e con tanta voglia di saper fare. Io, aria da "più bravo della classe". Mi chiedesti aiuto. Non ricordo cosa fosse di preciso, ma non importa. So che volli aiutarti. Non chiesi nulla in cambio, ci mancherebbe, ma tu fosti gentile, come sempre, e mi regalasti comunque una cassa di arance, ed il più bel pomeriggio della mia vita fino a quel giorno.

Quel giorno è nata la nostra Amicizia. E' cresciuta, ed è vissuta di momenti alti, ed altri ancora più alti. Mai una lite, mai uno screzio. La tua indole altruista, spensierata, nonostante i mille pensieri che hai sempre avuto. Ho rivisto spessissimo le nostre foto. Le foto di quando legati indissolubilmente vivevamo le nostre esperienze di vita.

Poi un evento, che nulla aveva a che fare con noi (o almeno così credevo) ha distrutto la nostra Amicizia. Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile che una mia scelta personale, come porre fine ad una storia d'amore ormai finita, abbia potuto costringerti ad allontanarci. Spesso mi son dato delle risposte, ma puntualmente le rifiuto, perchè ancora oggi non riesco ad accettare che possano essere queste. Perché credo ancora che quello che avevamo, la nostra Amicizia, non potesse finire per quelle ragioni.

E ora, dopo l'ennesima delusione, dopo l'ennesima dimostrazione che ciò che mi è rimasto, e a cui mi aggrappo con le unghie è solo uno sbiadito ricordo, ho deciso di voltare pagina, di arrendermi e accettare che non potremo più essere Amici.

Nonostante questo, o forse proprio per questo, eccomi qui, alle 5.25 di un venerdì di fine anno, sveglio, a pensare ed a scrivere ancora di noi.

venerdì 18 novembre 2011

Sulla felicità (punti di vista)

- Sono davvero felice!
- Credi di esserlo, ma non durerà.
- Lo dici solo perché non riesci a trovare la felicità!
- Non la cerco, non esiste.

mercoledì 20 aprile 2011

Demeritocrazia

Spesso si dice che qui in Italia manca la meritocrazia, che vanno avanti i raccomandati, che non c'è modo di fare carriera. Proprio l'altro ieri leggevo di una ricerca secondo cui gli italiani sono sempre più tentati dall'andare all'estero; non solo i precari e i disoccupati, ma anche chi ha già un lavoro. Anche i cosidetti lavoratori stabili (persino i manager!) lascerebbero il proprio lavoro per cercarne uno più stimolante fuori dall'Italia.

Questa però è solo un lato della medaglia, in realtà, pescando dalle mie esperienze posso dire che esiste un'altra verità, complementare a questa.
Mi sto accorgendo proprio in questi giorni, quanto poco importante siano i dipendenti e la loro soddisfazione personale e professionale per la propria azienda. Si diventa importantissimi se per qualche ragione non portino fatturazioni a fine mese. Se la 'copertura delle ore' è garantita si diventa totalmente trasparenti, se non quando si fa qualcosa che delude il cliente.

In pratica, nelle aziende italiane, non solo non si fa carriera, ma vige una sorta di demeritocrazia, per cui se scontenti il cliente sei richiamato, ma se è contento e fattura, bè allora non esisti.

sabato 13 marzo 2010

L'estasi dell'abbandono

Guardo questi paesaggi, li vedo susseguirsi rapidi, stagliarsi su un triste cielo d'argento. Un cielo carico di pioggia e malinconia.
Mi sento incapace di riconoscere e comprendere, ancorché esprimere, quello che mi ribolle nell'anima.

C'è, questa si, la malinconia per l'abbandono della mia terra, di questa fantastica terra; malinconia che forse nascondo a me stesso più di quanto non vorrei.
C'è la voglia di cambiare, quella voglia cronica di non fermarsi, di rendere domani diverso da oggi.
C'è l'insoddisfazione per ciò che sono, per ciò che è.
E c'è sempre quella domanda che mi perseguita, che getta la sua patina opaca sui colori della vita: è tutto qui? un susseguirsi di giorni, di abitudini, che quando mi annoiano sostituisco con altre abitudini? qual è lo scopo? dov'è la felicità? cosa è?

Vorrei sentire l'estasi dell'abbandono, confondermi con questi paesaggi, con questo sfondo, dissolvermi e diventare indistinto... essere ovunque ed in nessun luogo...

domenica 7 febbraio 2010

I per Idee

Oggi devo proprio scrivere. Dopo qualche tempo ho di nuovo bisogno di questa mia valvola di sfogo. Ieri è accaduto qualcosa che mi rende particolarmente triste. Anzi, forse la parola più corretta è desolato.

Ho partecipato, involontariamente ad un comizio, forse è il caso di parlare di orazione, del candidato alla presidenza della regione puglia, Niki Vendola.

La scena a cui ho assistito mi ha davvero sconfortato. In cuor mio so che per competere - a vincere non riesco proprio a pensare - con questa destra populista, sia necessario saper parlare al popolo, saper essere un simbolo, un idolo. Ed è proprio questo che ho visto ieri. Ho visto il popolo della sinistra, quello che dovrebbe rappresentare un'alternativa alla vacuità morale e contenutistica della destra berlusconiana, comportarsi esattamente come quel popolo delle libertà. Tutto è ricondotto alla persona. La destra è Berlusconi, la sinistra, almeno in puglia, è Vendola.
In cuor mio però so che vorrei una società diversa, dove più che la capacità oratoria della persona, valga la forza delle sue idee. Perchè l'uomo decade, è fallibile, è mortale, ma le idee sopravvivono al singolo e diventano eterne.

So che Vendola per provare a vincere deve cavalcare l'onda dell'idolatria che lo sta circondando ora, ma so anche che non è questo il modo giusto. So che anche se dovesse riuscire a farcela, sarebbe la vittoria dell'uomo, non delle idee.

So che passato l'uomo, le sue idee non gli sopravviveranno.

sabato 28 novembre 2009

L'errore

In questo tempo, in questo luogo, conta qualcosa la profondità di un rapporto o è davvero tutto uno schema? I rapporti umani possono davvero descriversi con un insieme di protocolli e regole di comportamento? Non è un paradosso? Non significa usare la ragione per imbrigliare i sentimenti?

Forse è per questo che sono agitato, inquieto, in pena. Io non voglio regole, non voglio schemi, e non riesco ad accettarli. Men che meno nei rapporti umani.

Eppure ogni giorno mi rendo conto che tutti, o forse tutti quelli che conosco, vogliono tristemente questo stato di cose. Non riescono a fare quel salto verso la libertà che invece voglio io. Forse è per questo che sono solo, forse è tutto un errore quello che dico, quello che penso, quello che vivo.

Per vivere in questa società serve uniformarsi, serve far finta che a sia b, perchè così non dispiaci a chi lo pensa davvero.
Il bipensiero non è un'aulica forma di controllo, è la più bieca e realistica rappresentazione di quello che siamo, o meglio che siete.

Io non sono chi ero, non sarò chi sono, non sarò chi non voglio essere.

Resterò solo per questo? Forse. Sarò triste e insoddisfatto? Forse. Mi piegherò per evitarlo? No.

mercoledì 18 novembre 2009

Equilibrio

E alla fine torno immancabilmente davanti a questi tasti. Il 'foglio' bianco non vuole saperne di restare bianco. Dapprima avevo pensato di scrivere questo pensiero in modo impersonale, ma ogni scelta è figlia di uno stato interiore, ed oggi sento di aver riacquistato il mio 'io'. E così eccomi qui a scrivere in prima persona un altro scarabocchio, un altro parto della mia mente poco lucida ma florida di idee.

Oggi vorrei scrivere del cambiamento.
(in realtà con oggi intendo un bel pò di giorni, ma in questo istante ho le idee abbastanza poco confuse da riuscire ad esprimere un pensiero quantomeno intelligibile)

Forse questo argomento è già stato oggetto di qualche breve scritto negli ultimi mesi, ma si sa, la visione del mondo cambia rapidamente, tanto più a cavallo di una rivoluzione. Forse quei pensieri sono stati troppo influenzati dall'euforia legata all'inizio di una nuova 'avventura'; e forse questo sarà troppo influenzato da quell'euforia disattesa.
Credo però che ogni punto di vista valga la pena di essere riportato, e perchè no, preso in considerazione. Si sa, non si può conoscere la verità universale, solo tanti suoi frammenti.
 Bè, basta coi preamboli, e passiamo al dunque.

La mia domanda odierna è: cosa ci spinge al cambiamento? Cosa, cioè, ci spinge a lasciare una situazione che conosciamo per una di cui non sappiamo assolutamente nulla?

Ultimamente mi sono interrogato moltissimo su questo e oggi voglio scrivere la risposta che mi sono dato. Diciamo subito che si tratta di una risposta 'fluida', visto che nè pretendo, nè mi aspetto, di aver risposto definitivamente e completamente alla domanda per cui mi aspetto che questa risposta sarà oggetto di continue e forse infinite revisioni.

Il cambiamento indica uno stato di insoddisfazione. Un malessere, più o meno conscio che ci porta a non sopportare più la situazione in cui ci troviamo. Citando rapidamente un capolavoro  cinematografico e uno letterario, è la domanda che ci perseguita: che cosa c'è oltre la siepe? Molti di noi non hanno la curiosità o l'attenzione per porsi questa domanda, ma ci sono alcuni per cui questo quesito diventa un'ossessione. Ed ahimè (o per fortuna) io sono tra questi.
Quest'ossessione ci porta a fare scelte che possono essere dolorose, scelte dettate dall'accumulo di un'energia potenziale che prima o poi rompe l'equilibrio più o meno stabile in cui ci troviamo. E quando l'equilibrio è rotto, prima di raggiungere un nuovo equilibrio, magari più stabile, c'è il caos. Spesso la natura è governata dal caos, o da quell'insieme di fenomeni troppo complessi da comprendere che quella parola sottintende. E spesso il caos, soprattutto per menti abituate a voler spiegare tutto, a voler piegare tutto alla ragione, causa molti, se non troppi problemi.

Serve trovare un'equilibrio nel caos, un equilibrio mentale che accetti l'idea del caos come parte imprescidibile di ogni cambiamento. Tantopiù se si parte da una situazione tanto stabile per cui è stata necessaria una grande energia potenziale per spezzare l'equilibrio.

Oggi credo, o meglio spero, di aver trovato questo equilibrio mentale; se così fosse è anche grazie ad un principio che mi ha fatto riflettere e che da qualche giorno ho ritrovato dopo tanto tempo: "il tutto è più della somma delle sue parti". Ci si può spiegare ogni cosa della rivoluzione, ma la somma risulterà diversa, e forse troppo complessa da capire. Bisogna accettare di non capire alcune cose, accettare che al più sarà il tempo a districare la matassa, a sbrogliare i nodi, magari cercando di afferrarsi a qualcosa per non perdere completamente l'orientamento, ricordarsi di chi siamo, e di cosa vogliamo.

Ecco, questi sono i miei pensieri. Come sempre li condivido con chi ha voglia di leggerli.

Luca.

domenica 18 ottobre 2009

Rivoluzione Sessuale

Nonostante il titolo, non voglio parlare di quel crogiuolo di ideali e rivoluzioni che è stata la società dell'68. Piuttosto voglio riferirmi a quella rivoluzione, espressione massima del femminismo dello scorso secolo, per indicare qualcosa di molto più personale, ma non meno importante. Una rivoluzione che riguarda me, ma che potrebbe riguardare tutti noi.

Nell'attuale società il sesso è tutto. Dalla cocacola, al tampax, dalle palestre alla tv. E' un continuo bombardamento di sesso. Non possiamo certo stupirci se tutti vogliono fare sesso, sempre più sesso, con sempre più persone. E' normale che il sesso assurga quasi a valore inalienabile nella vita della gente.

Purtroppo però, la quantità mal si accompagna con la qualità. Tutti sono presi dalla foga di fare sesso, di accoppiarsi in tutti i modi, i luoghi e le persone disponibili. E tutti, in modo più o meno consapevole sono insoddisfatti della propria vita sessuale. Molti vivono il sesso come un tabù, altri come una trasgressione, ma tutti hanno paura di parlarne, di analizzarsi, di farsi domande, di giocarci, di condividere la propria intimità col proprio compagno. Tutti sono presi dall'accoppiarsi, dal gettarsi in una enorme ed inutile mischia di corpi nudi.

Non sono da meno io, ovviamente. I condizionamenti di questa società sono forti, ma voglio cambiare. E mi piace farvi partecipi, per vincere quei tabù fatti di silenzi, per vincere la paura di parlarne. Voglio essere domani, migliore di quello che sono oggi, per questo ammetto il problema, e si sa, l'ammissione è il primo passo verso la soluzione.

Il sesso è una forma d'arte. E i processi creativi hanno bisogno dei propri tempi per svilupparsi e dare i propri frutti. Non possono e non devono essere incatenati, ingabbiati in logiche di mercato.
Solo così ci si può godere ogni attimo, ogni sfumatura, che siano gli odori, i sapori, le sensazioni.

Solo non forzandosi in una spasmodica e nevrotica ricerca di un superficiale piacere, si può raggiungere una totale libertà sessuale, una libertà fatta di piacere profondo e completo, in cui abbandonarsi e far abbandonare il proprio partner.

domenica 4 ottobre 2009

Introspettiva

E' quasi un mese che non scrivo, almeno pubblicamente, qualcosa. Non è per mancanza di voglia o di idee, anzi ho qualche "compito" da fare per il mio personale corso di scrittura creativa, ma in questo mese è successo troppo, per potermi dedicare a questo spazio.

Oggi, un pò perchè sono in "crisi d'astinenza", un pò perchè questo strano periodo sta lasciando il posto ad un altro strano periodo passo per lasciare un piccolo pensiero.

Vi è mai capitato di fare una analisi introspettiva? E' un pò la mia filosofia di vita, esaminarmi e migliorarmi. Cambiare le mie idee, anche le più profonde, se analizzandomi capisco che sono sbagliate, o vanno corrette. Inutile dire che questo continuo indagarsi provoca non pochi grattacapi, ma finora ho fatto così, e credo di essere oggi un uomo migliore di ieri.

Perchè scrivo tutto questo? Forse perchè sono al culmine di una di queste fasi di autocorrezione. E forse perchè sto vivendo intense emozioni.
Tempo fa scrivevo da qualche parte di sentirmi come un bimbo sulla soglia di una stanza buia... oggi mi trovo in una situazione simile... forse dire che mi sento come un pulcino che provi per la prima volta a spiccare il volo si avvicina a ciò che sento ora.
L'altezza mi spaventa, il nido è caldo, accogliente, sicuro...ora sono sul ciglio, forse sarà oggi, forse domani, ma arriverà il salto...

domenica 14 giugno 2009

Una nuova spiritualità?





Sdraiato sotto un albero sono sereno,
perso nell'ondeggiare delle fronde.
Colmato dalla bellezza della natura,
dal suo profumo,
dalla sua armonia.

E non posso non domandarmi:
è questa una nuova (diversa) spiritualità?

lunedì 25 maggio 2009

due più due fa quattro...anzi no

L'altro giorno ho fatto una riflessione di cui voglio farvi partecipi.
Un po' come nel film "The Matrix" in cui "molte cose sanno di pollo", oggi sentiamo spesso parlare di comunisti. Un pò tutti sono comunisti.
In realtà si sta parlando di più definizioni di comunisti che rispecchiano più punti di vista. Io penso di poter dividere i punti di vista (e le definizioni) in tre categorie:
  • Veri Comunisti. La definizione di questa categoria è sfuggente e fumosa. In realtà di veri comunisti non si parla da nessuna parte e sono spesso isolati. Inoltre tendono a manifestare le proprie idee in modo pacifico, anche se spesso non vengono nemmeno ascoltati (anche a causa delle successive due categorie).
  • Comunisti di Berlusconi. E' la categoria più numerosa delle tre, e racchiude in se tutti quelli che non la pensano come Berlusconi o gli mettono i bastoni tra le ruote.
  • Comunist-fashion. In realtà questa categoria può essere vista come sotto-categoria della precedente, ma date le proprietà caratterizzanti molto precise, preferisco tenerla a parte. Qui ricadono tutti i ragazzini/ragazzi/uomini (e rispettive parole al femminile) che credono di essere comunisti perchè hanno una maglia del Che o perchè si fanno i pearcing e si ubriacano o si fanno le canne, o gridano slogan 'comunisti' e si definiscono tali senza sapere di cosa stiano parlando. Inutile dire che non può che essere un'illusione quella di sentirsi comunisti.
Definita la suddivisione dei (presunti)comunisti vengo al punto.

Ci sono molte persone che se due più due facesse quattro, rientrebbero nella prima categoria. Non ci sarebbe nulla di strano in questo, se non fosse che queste persone sono APERTAMENTE contro i comunisti, anzi sono tra quelle che gridano "al comunista! al comunista!" appena qualcuno si dimostra di mentalità più aperta, o con una visione del mondo differente della propria e diciamo 'più liberale'1.

Di chi parlo? Ovviamente dei cristiani. Di tutti. Ortodossi, Cattolici, Protestanti, tanto per citare le correnti più numerose.
Personalmente considero Gesu il primo vero Comunista della storia. Se tutti quelli che dicono di essere cristiani seguissero davvero i suoi insegnamenti, oggi vivremmo in una società comunista non fondata sul denaro.

E invece due più due non fa quattro e ci troviamo davanti alla paradossale situazione in cui i cristiani rinnegano la propria fede gridandola ai quattro (quelli si che son quattro :P) venti.

Luca

sabato 31 gennaio 2009

Qualcuno era Comunista

Ho scoperto questo capolavoro quasi per caso. Non ha bisogno di commenti.



Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.

No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

domenica 28 dicembre 2008

Immagina

Un anno sta finendo, questo 2008 che come ogni anno ha le sue luci e le sue ombre.

A livello personale non è stato un anno negativo, non posso certo lamentarmi di quello che questo bisestile mi ha riservato a partire dalla compagnia confermata del mio amore, passando per i bei momenti passati con gli amici, e finendo alla firma del contratto per il mio nuovo lavoro.

Se però alzo lo sguardo dai miei affari, mi rendo conto che ogni anno è peggio del precedente e di certo questo non fa eccezione.
Le guerre aumentano di numero e di cruenza, i ricchi sono sempre + ricchi e i poveri sempre + poveri. Nessuno sembra interessarsi ai paesi del terzo mondo che per primi patiranno la crisi internazionale che sta esplodendo da qualche mese o delle condizioni di lavoro nei paesi cosidetti emergenti. I gay restano discriminati, la Chiesa continua a rimanere arroccata su posizioni indifendibili, in Italia sempre + ci avviciniamo ad una dittatura e la situazione socio-politica è in picchiata.

Cosa auspico per il 2009?

Non posso far la parte di miss italia, sarebbe fin troppo facile parlare della pace nel mondo. E' per questo che mi auguro sul piano personale di continuare sul solco tracciato quest'anno. Spero di riuscire a svolgere bene il mio nuovo lavoro e di ottenere delle soddisfazioni sia professionali che umane (magari con il mio primo viaggio all'estero).

A parte questo, se dovessi esprimere dei propositi, vorrei innanzitutto essere capace di risultare migliore di quanto non sia stato finora; vorrei avere il 'coraggio' di mettermi in gioco, di mettermi in prima fila e mettere le mie capacità e la mia professionalità a servizio di chi ne ha bisogno; senza chiedere nulla in cambio, solo per fare qualcosa che possa in qualche modo cambiare il mondo. So che una persona non può far niente, ma sento sempre + forte la spinta a fare qualcosa, anche per dare l'esempio, perchè sappiamo tutti che ogni impresa titanica, ogni cambiamento, ogni rivoluzione è frutto dell'unione dell'impalpabile opera di ognuno di noi.

Mi piacerebbe, poi, che i potenti, quelli che possono fare + di quanto possa io in 100 vite, possano essere illuminati e capire che in questo modo si va solo verso la rovina. Il 2008 è l'anno in cui l'America è stata capace di dire no ai suoi + profondi istinti razzisti, in cui ha visto eleggere il suo primo presidente nero.
Se devo essere sincero, benchè sia consapevole della portata di questa scelta del popolo americano, non nutro una grande fiducia in questo nuovo presidente. Alla fine è sempre l'espressione di un sistema malato, moribondo, basato sulle multinazionali, ed ho pertanto fortissimi dubbi sulla reale capacità di Obama di ledere gli interessi di queste ultime.
Mai come questa volta, però, spero di sbagliarmi, spero che il 2009 mi sbatta in faccia una realtà diversa da quella che immagino.

Per il resto i sogni sono sempre quelli di quasi 40 anni fa, quelli che mi rendono un sognatore. In quarant'anni nulla è cambiato, ma forse per incoscienza o perchè i sogni hanno bisogno della nostra forza per realizzarsi, io continuerò a sognare.

martedì 2 dicembre 2008

Quando si sta meglio?

Quante volte ho sentito, abbiamo sentito la frase "stavamo meglio quando stavamo peggio!"? Io personalmente l'ho sentita tantissime volte da gente di tutte le età.

Ma sarà davvero così?

Alle volte mi soffermo a pensare, ma prima ancora, ad ascoltare la realtà, ad osservare quello succede attorno a me. Un pezzo di conversazione, un pensiero ad alta voce, un anziano signore che cammina poggiandosi sul bastone, ragazzine truccatissime, e via dicendo.
L'altro giorno in circolare (quale luogo migliore per ascoltare la celebre frase!) mi è capitato di ascoltare un uomo che diceva: "10 figli si possono campare!" alchè una donna risponde: "seee, a farli è facile, ma a mantenerli è impossibile!"; l'uomo, senza battere ciglio, con una franchezza che mi ha davvero disarmato, fa: "ai miei tempi li abbiamo campati 10 figli!".
Come dargli torto? La famiglia di mia madre è numerosa, e quella di mio padre, seppur in misura minore, lo è ugualmente, a confronto di quelle di oggi.
Davanti all'incontestabilità di questa verità torno a chiedermi: è davvero così?

E' inutile dire che essendo un ragazzo, nato, cresciuto e vissuto in questa età dell'abbondanza, non posso essere del tutto d'accordo. Ora non siamo più sull'orlo della fame, viviamo meglio, abbiamo più servizi, più passatempi, possiamo informarci come preferiamo, ma in fondo al cuore sento che leggendo meglio quella frase, la realtà è diversa. La realtà è che una volta si viveva con 1 milione di lire (e parlo di "appena" 10 anni fa) e senza fare salti mortali. Una volta famiglie di 10-12 persone vivevano con un solo stipendio senza fare la fame.

Cosa si è inceppato?

Bè non sono un economista, nè tantomeno un sociologo e non pretendo di inferire verità che non siano sotto gli occhi di tutti. Penso con la mia testa e faccio pensieri semplici. Penso che oggi quello che non va è il consumismo. I nostri bisogni sono fondamentalmente gli stessi di prima, i nostri stipendi (purtroppo) sono quasi li stessi di prima, ma pur ammettendo un carovita eccezionale dovuto al passaggio all'euro e alla situazione internazionale, questa incapacità di mantenere più di un figlio è quantomeno strana.

Ma allora cosa è cambiato?

Quello che effettivamente è diverso è il nostro approccio al denaro. Tutti vogliono andare in vacanza, tutti vogliono un cellulare per ogni membro della famiglia (e non un cellulare qualsiasi, ma l'ultimo modello con ugktksmts, con super tach scrin, con fotocamera da 1000Mpxl, etc etc), tutti hanno ormai bisogno di internet, tutti vogliono il jeans Levis, la cinta D&G, e gli occhiali da sole Christian Dior.
Ovviamente io non mi tiro fuori, l'ho detto prima, sono un ragazzo, vivo in quest'epoca, e anche io spendo per tante cose che probabilmente non sono necessarie, che potrei evitare di comprare; ma come dicono gli psicologi, l'ammissione del problema è il primo passo verso la sua soluzione.
Detto questo, però, ho paura di essere un esempio isolato. Questa società è ormai assuefatta al superfluo, tanto assuefatta che non lo considera nemmeno più tale.

E allora forse è meglio quando si sta meglio ma solo se non si dimentica quando si stava peggio.

venerdì 7 novembre 2008

Brainstorming

E' da qualche giorno che sento il bisogno di scrivere. Ci sono stati giorni in cui avevo davvero un oceano di parole da riversare su questo mio diario (poco) segreto. Il caso però ha voluto che non avessi mai a tiro un pc per poter riversare quel mare, così alla fine si è perso in qualche luogo sperduto tra un neurone dormiente e un altro bruciato. Capita così che oggi, invece, computer alla mano, ho risentito il bisogno di scrivere qualcosa, ma che stranamente non avessi nulla di preciso da scrivere.
Ho solo bisogno di scrivere, un bisogno di comunicare che non si concretizza in alcun concetto o pensiero preciso. E' un bisogno di evasione dalla vita quotidiana. Questo tempo grigio novembrino aiuta a divagare, e la musica con cui oggi mi sono svegliato agevola ulteriormente questo processo di "distaccamento dalla realtà". In questo momento sono con la testa tra le nuvole, vorrei essere nel vuoto dello spazio o in giro per le galassie. Provo una sensazione di completa libertà psichica e allo stesso tempo mi sento frenato, legato, imprigionato in questa vita, in questo corpo, in questo luogo. Sto impazzendo? Non credo, lo spero, almeno. O forse impazzire è solo la cancellazione di tutti gli schemi di comportamento, tutti i paletti del pensiero che la società e la cultura ci impongono? E se impazzire fosse l'unico modo per essere davvero liberi da ogni vincolo? E se i pazzi fossimo noi che ci ostiniamo a non essere pazzi?

A proposito, voi cosa ci vedete nella macchia d'inchiostro?

lunedì 1 settembre 2008

Cielo stellato sul Rodano


Quanti di voi hanno mai alzato gli occhi al cielo? E quanti, avendolo fatto, si sono chiesti: "ma che c'è di bello a farlo? E' tutto buio!"?

Bè, tutta la nostra tecnologia, tutta la nostra "voglia di luce" ci ha privato di qualcosa di davvero stupendo: il cielo notturno.

Cosa non darei per tornare a qualche anno fa, quando per un problema alla linea elettrica l'Italia piombò nel buio più completo. Avrei voluto essere sveglio in quella notte, sono certo che avrei assistito ad uno spettacolo magnifico fatto di stelle, costellazioni, nebulose e Via Lattea.

Ieri mi sono davvero emozionato, emozionato come non mi capitava da molto, forse come non mi era mai capitato, quando senza l'ausilio di alcuno strumento, solo usando i miei occhi, ho riconosciuto chiara come il Sole, la costellazione dell'Ercole. Vedere quelle stelle lontane miliardi di km da noi e tra loro, che per quello strano gioco di prospettive e distanze formano delle figure a volte chiare, altre volte fantasiose (perchè la costellazione del delfino sembra un aquilone?) è una cosa che toglie il fiato. Ti fa sentire libero.

Libero di esistere per quello che sei, libero di poter sognare altri mondi, altra vita.

martedì 12 agosto 2008

Pensieri e parole

Alle volte la vita può essere dura. Può riservarci sorprese che non vorremmo mai scoprire. Qualche giorno fa una persona con un'aura di sapienza e di umanità, pochi giorni dopo una giovane vita piena di gioia, da poco lavoratrice dopo essere stata studentessa.

Cosa possiamo fare se non vivere la nostra vita a pieno, senza sprecare nemmeno un secondo, perchè potrebbe essere l'ultimo?

Riposate in pace.