Visualizzazione post con etichetta luke-pensiero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luke-pensiero. Mostra tutti i post

martedì 10 gennaio 2012

Gli Incontri

Ci sono alcuni incontri casuali, altri voluti; alcuni sono più degli scontri, altri sono per così dire, normali. Poi ci sono gli Incontri.

E' molto facile capire quando ne fai uno. Te ne accorgi quando hai la sensazione che fino al giorno prima tu non abbia mai incontrato nessuno. Quando quello che hai, per quanto grande, ti sembra soltanto una manciata di note di una sinfonia.

Quando li fai, certi Incontri, solitamente ci sono scintille in tutte le direzioni. Quando accadono, chi s'è incontrato entra sempre in una fase turbolenta, in cui ci si confronta sempre prima ancora con se stessi, che con l'altro (s)fortunato protagonista.

Quando accadono, quegli Incontri, ti cambiano comunque la vita. Possono essere come cicloni, spazzando tutto ciò che avevi, oppure possono essere come la primavera, aggiungendo nuovi fiori, nuovi odori, e nuovi colori a quello che c'è.
Una cosa però è davvero sicura. Questi incontri, gli Incontri, non puoi ignorarli, non puoi scansarli, non rifuggirli.

Puoi solo cercare di reggere il timone e portare la nave in aque più sicure, quelle che siano.

sabato 19 novembre 2011

Le margherite

Mi ricordano quando ero bambino, e correvo nei prati colmi di margherite. Ci giocavo con mio fratello, ci nascondevamo, ridevamo. Spensierati. E non esisteva altro che il gioco, la felicità.
 
Mi ricordano la primavera; quando l'aria si riempie di profumi, che a distinguerli non ci riesci, ma sono lì. Quando il mondo si colora di tinte vivaci e tutto sboccia a nuova vita.

Mi ricordano te. Perchè sei la mia primavera, perchè sto correndo con te per quei prati, perchè mi riempi di profumi, di colori, di vita.

martedì 15 novembre 2011

(non)sfogo

A volte, specie quando vorresti urlare, imprecare, palesare il tuo sfogo, ancor prima del tuo pensiero, è necessario tacere, respirare piano, guardare oltre.

Per il bene tuo e, soprattutto, delle persone che ti stanno davvero a cuore.

martedì 8 novembre 2011

Lettera a...

Ciao, come va? Domanda stupida, lo so, ma è una domanda che sento di fare ad entrambi.

Quando mi capita di riguardare le nostre foto, ci ricordo con tanto piacere ed un filo di tristezza. Già, perché vedo di nuovo l'amore nei tuoi occhi, la gioia sulle tue guance sorridenti. Vedo ancora quanto ti rendevo felice, quanto ti facessi bene. E so, ed è questo che mi rattrista, che tutto questo non c'è più. Sento il male che, pur non volendo (e credimi se ti dico che non ho mai voluto fartene), ti ho fatto e ti sto facendo.

Avrei voluto tanto che le cose fossero andate diversamente tra noi, o quantomeno che fossero finite diversamente, ma le cose difficilmente vanno come vogliamo.

Voglio ricordarti quando felice mi chiamavi 'mostro'; quando piena di vitalità organizzavi la tua, la nostra vita; quando sapevo di renderti felice; quando mi rendevi felice col tuo amore.

Spero che anche tu un giorno potrai ricordarmi quando ti facevo ridere; quando ti amavo; quando ti rendevo viva. Che tu possa ricordare com'è iniziata, come l'abbiamo vissuta, più di com'è finita.

Scusa per queste righe, per i miei silenzi, per non essere stato completamente aperto a te.
 
Ti voglio bene,
Luca.

martedì 27 settembre 2011

Vivo



Stasera ho rotto il digiuno. Un digiuno durato tanto (tanto da essere troppo) tempo.

Ho finalmente riassaporato quell'aria densa di fumo, calda e intrisa di sudore. Quelle luci blues e quella musica che riempie ogni spazio fino a straripare. Che esperienza spettacolare. Io credo che nessuno possa dirsi vivo finché almeno una volta nella propria vita non si sia sentito colmato di emozioni come quando la musica ti domina completamente.

Descrivere tutte le sensazioni che provo in questo momento mi è impossibile. So solo dirvi che mi sento completo. Completo come nient'altro e nessun altro potrà forse rendermi.

Buona Notte.

mercoledì 20 aprile 2011

Demeritocrazia

Spesso si dice che qui in Italia manca la meritocrazia, che vanno avanti i raccomandati, che non c'è modo di fare carriera. Proprio l'altro ieri leggevo di una ricerca secondo cui gli italiani sono sempre più tentati dall'andare all'estero; non solo i precari e i disoccupati, ma anche chi ha già un lavoro. Anche i cosidetti lavoratori stabili (persino i manager!) lascerebbero il proprio lavoro per cercarne uno più stimolante fuori dall'Italia.

Questa però è solo un lato della medaglia, in realtà, pescando dalle mie esperienze posso dire che esiste un'altra verità, complementare a questa.
Mi sto accorgendo proprio in questi giorni, quanto poco importante siano i dipendenti e la loro soddisfazione personale e professionale per la propria azienda. Si diventa importantissimi se per qualche ragione non portino fatturazioni a fine mese. Se la 'copertura delle ore' è garantita si diventa totalmente trasparenti, se non quando si fa qualcosa che delude il cliente.

In pratica, nelle aziende italiane, non solo non si fa carriera, ma vige una sorta di demeritocrazia, per cui se scontenti il cliente sei richiamato, ma se è contento e fattura, bè allora non esisti.

mercoledì 9 febbraio 2011

Ora sono fuori

Stamattina ho ricevuto un volantino per una manifestazione femminista: "Se non ora, quando?". Ho letto il testo sulle motivazioni della manifestazione e voglio rispondere: "ora sono fuori".

Non si può colpevolizzare la società o i maschi per una corruzione morale che è generalizzata. Non riesco proprio a condividere l'idea che le donne siano sfruttate come oggetto sessuale. A prescindere dalle considerazioni sulla condotta morale del nostro emerito cavaliere, che pur contesto e disprezzo, non credo nello sfruttamento di innocenti donne che non vorrebbero vedersi promosse solo per una quinta.

Questo è un discorso pericoloso, è molto facile essere fraintesi e passare per maschilisti, ma io non voglio manifestare per tifo, ma perché ho delle idee da manifestare. E certe volte bisogna rischiare di esporsi.

Ci sono donne, e mi dispiace per chi crede nella donna come mente e non solo come corpo (me compreso), a cui piace ottenere vantaggi dal proprio corpo.
Questo accade ad ogni livello, dalla studentessa che accentua la scollatura ad un esame, alla soubrette che si svende per un posto in tv o in politica.

Per cui, se vogliamo combattere e manifestare per superare la decadenza della moralità della nostra società, potete contare sul mio appoggio, e sarò il primo "amico delle donne", ma se bisogna manifestare per difendere anche quelle donne, che, per proprio tornaconto, infangano l'immagine di tante brave donne (e uomini) che sudano per arrivare a fine mese, io sono fuori.

domenica 7 febbraio 2010

I per Idee

Oggi devo proprio scrivere. Dopo qualche tempo ho di nuovo bisogno di questa mia valvola di sfogo. Ieri è accaduto qualcosa che mi rende particolarmente triste. Anzi, forse la parola più corretta è desolato.

Ho partecipato, involontariamente ad un comizio, forse è il caso di parlare di orazione, del candidato alla presidenza della regione puglia, Niki Vendola.

La scena a cui ho assistito mi ha davvero sconfortato. In cuor mio so che per competere - a vincere non riesco proprio a pensare - con questa destra populista, sia necessario saper parlare al popolo, saper essere un simbolo, un idolo. Ed è proprio questo che ho visto ieri. Ho visto il popolo della sinistra, quello che dovrebbe rappresentare un'alternativa alla vacuità morale e contenutistica della destra berlusconiana, comportarsi esattamente come quel popolo delle libertà. Tutto è ricondotto alla persona. La destra è Berlusconi, la sinistra, almeno in puglia, è Vendola.
In cuor mio però so che vorrei una società diversa, dove più che la capacità oratoria della persona, valga la forza delle sue idee. Perchè l'uomo decade, è fallibile, è mortale, ma le idee sopravvivono al singolo e diventano eterne.

So che Vendola per provare a vincere deve cavalcare l'onda dell'idolatria che lo sta circondando ora, ma so anche che non è questo il modo giusto. So che anche se dovesse riuscire a farcela, sarebbe la vittoria dell'uomo, non delle idee.

So che passato l'uomo, le sue idee non gli sopravviveranno.

sabato 28 novembre 2009

L'errore

In questo tempo, in questo luogo, conta qualcosa la profondità di un rapporto o è davvero tutto uno schema? I rapporti umani possono davvero descriversi con un insieme di protocolli e regole di comportamento? Non è un paradosso? Non significa usare la ragione per imbrigliare i sentimenti?

Forse è per questo che sono agitato, inquieto, in pena. Io non voglio regole, non voglio schemi, e non riesco ad accettarli. Men che meno nei rapporti umani.

Eppure ogni giorno mi rendo conto che tutti, o forse tutti quelli che conosco, vogliono tristemente questo stato di cose. Non riescono a fare quel salto verso la libertà che invece voglio io. Forse è per questo che sono solo, forse è tutto un errore quello che dico, quello che penso, quello che vivo.

Per vivere in questa società serve uniformarsi, serve far finta che a sia b, perchè così non dispiaci a chi lo pensa davvero.
Il bipensiero non è un'aulica forma di controllo, è la più bieca e realistica rappresentazione di quello che siamo, o meglio che siete.

Io non sono chi ero, non sarò chi sono, non sarò chi non voglio essere.

Resterò solo per questo? Forse. Sarò triste e insoddisfatto? Forse. Mi piegherò per evitarlo? No.

mercoledì 18 novembre 2009

Equilibrio

E alla fine torno immancabilmente davanti a questi tasti. Il 'foglio' bianco non vuole saperne di restare bianco. Dapprima avevo pensato di scrivere questo pensiero in modo impersonale, ma ogni scelta è figlia di uno stato interiore, ed oggi sento di aver riacquistato il mio 'io'. E così eccomi qui a scrivere in prima persona un altro scarabocchio, un altro parto della mia mente poco lucida ma florida di idee.

Oggi vorrei scrivere del cambiamento.
(in realtà con oggi intendo un bel pò di giorni, ma in questo istante ho le idee abbastanza poco confuse da riuscire ad esprimere un pensiero quantomeno intelligibile)

Forse questo argomento è già stato oggetto di qualche breve scritto negli ultimi mesi, ma si sa, la visione del mondo cambia rapidamente, tanto più a cavallo di una rivoluzione. Forse quei pensieri sono stati troppo influenzati dall'euforia legata all'inizio di una nuova 'avventura'; e forse questo sarà troppo influenzato da quell'euforia disattesa.
Credo però che ogni punto di vista valga la pena di essere riportato, e perchè no, preso in considerazione. Si sa, non si può conoscere la verità universale, solo tanti suoi frammenti.
 Bè, basta coi preamboli, e passiamo al dunque.

La mia domanda odierna è: cosa ci spinge al cambiamento? Cosa, cioè, ci spinge a lasciare una situazione che conosciamo per una di cui non sappiamo assolutamente nulla?

Ultimamente mi sono interrogato moltissimo su questo e oggi voglio scrivere la risposta che mi sono dato. Diciamo subito che si tratta di una risposta 'fluida', visto che nè pretendo, nè mi aspetto, di aver risposto definitivamente e completamente alla domanda per cui mi aspetto che questa risposta sarà oggetto di continue e forse infinite revisioni.

Il cambiamento indica uno stato di insoddisfazione. Un malessere, più o meno conscio che ci porta a non sopportare più la situazione in cui ci troviamo. Citando rapidamente un capolavoro  cinematografico e uno letterario, è la domanda che ci perseguita: che cosa c'è oltre la siepe? Molti di noi non hanno la curiosità o l'attenzione per porsi questa domanda, ma ci sono alcuni per cui questo quesito diventa un'ossessione. Ed ahimè (o per fortuna) io sono tra questi.
Quest'ossessione ci porta a fare scelte che possono essere dolorose, scelte dettate dall'accumulo di un'energia potenziale che prima o poi rompe l'equilibrio più o meno stabile in cui ci troviamo. E quando l'equilibrio è rotto, prima di raggiungere un nuovo equilibrio, magari più stabile, c'è il caos. Spesso la natura è governata dal caos, o da quell'insieme di fenomeni troppo complessi da comprendere che quella parola sottintende. E spesso il caos, soprattutto per menti abituate a voler spiegare tutto, a voler piegare tutto alla ragione, causa molti, se non troppi problemi.

Serve trovare un'equilibrio nel caos, un equilibrio mentale che accetti l'idea del caos come parte imprescidibile di ogni cambiamento. Tantopiù se si parte da una situazione tanto stabile per cui è stata necessaria una grande energia potenziale per spezzare l'equilibrio.

Oggi credo, o meglio spero, di aver trovato questo equilibrio mentale; se così fosse è anche grazie ad un principio che mi ha fatto riflettere e che da qualche giorno ho ritrovato dopo tanto tempo: "il tutto è più della somma delle sue parti". Ci si può spiegare ogni cosa della rivoluzione, ma la somma risulterà diversa, e forse troppo complessa da capire. Bisogna accettare di non capire alcune cose, accettare che al più sarà il tempo a districare la matassa, a sbrogliare i nodi, magari cercando di afferrarsi a qualcosa per non perdere completamente l'orientamento, ricordarsi di chi siamo, e di cosa vogliamo.

Ecco, questi sono i miei pensieri. Come sempre li condivido con chi ha voglia di leggerli.

Luca.

sabato 14 novembre 2009

Se

E se non seguisse più i propri desideri?
Se decidesse di evitare tutti?
Di chiudersi in se stesso restando tra la gente?
se non valesse la pena insistere?
se fosse necessario perdersi
nell'assordante rumore dei propri pensieri?
Dei propri silenzi?

giovedì 29 ottobre 2009

Perchè scrivo?

Più o meno un mese fa ho iniziato a 'frequentare' il mio corso di scrittura creativa. La prima lezione è motivazionale. Perchè si inizia a scrivere? Questo il tema del primo esercizio.

Un mese fa leggendo il manuale m'era venuto di getto un bel pezzo da scrivere, ma subito dopo sono successe tantissime cose, ed ora mi trovo qui, con pensieri nuovi, a scrivere quel pezzo. Ovviamente non si tratta dello stesso pezzo. La creatività è così, in un momento hai tutto davanti a te come fosse una fotografia, l'attimo dopo è tutto perso. Ma non c'è da temere, se c'è qualcosa che deve venir fuori, si può essere sicuri che una strada riuscirà sempre e comunque a trovarla, e se sono qui, davanti a questi tasti, vuol dire che l'ha già trovata.

Perchè scrivo? Perchè la vita della gente comune come me è piatta e monotona. E' riassumibile in poche, semplici, ripetitive azioni: svegliarsi, far colazione, lavorare, pranzare, lavorare, tornare a casa, far la doccia, cenare, dormire. Potremmo, volendo, aggiungere qualche variante, ma di fondo la vita è questa. Spesso siamo troppo stanchi per sfruttare fino in fondo il nostro tempo libero, quando non è talmente poco che vola via prima di poter rendersi conto di averne mai avuto.
Scrivo perchè così posso evadere da questo grigiore, dal tedioso scorrere di giorni identici. Scrivo perchè l'immaginazione ci rende ubiqui. Possiamo essere ovunque, e fare qualunque cosa, senza la necessità di spostarsi, senza dover essere legati a questo o quel vincolo.

Perchè scrivo? Perchè mi permette di condividere emozioni, pensieri, sensazioni.
Adoro condividere con gli altri le mie esperienze, ciò che provo. Credo fermamente che esternare i nostri pensieri, intatti, ci renda migliori. Il linguaggio è un filtro; è come vedere uno splendido fiore attraverso una bottiglia vuota. Il fiore è lì, ma perde molto della propria bellezza.
Le parole sono spesso inadeguate a rendere il concetto originale. Allenarsi a tirar fuori tutto aiuta a raffinare quel filtro, a renderlo sempre meno invadente. Ammetto che spesso dire tutto quello che passa per la testa possa essere controproducente, addirittura dannoso, perchè spesso la gente non è pronta a vivere liberamente i propri pensieri e le proprie sensazioni, ma è un rischio che voglio correre. Per far tesoro dell'esperienze che riesco a vivere, che riesco a trasmettere.

Perchè scrivo? Perchè mi interessa il giudizio di chi legge.
Sarei un ipocrita se dicessi che scrivo senza interessarmi dell'opinione dei lettori. Si scrive anche per egocentrismo, per narcisismo. A me piace sapere che qualcuno, una persona qualsiasi che magari nemmeno conosco o conoscerò mai, mi legge e magari apprezza quello che scrivo.

Dopotutto anche questo pezzo è del tutto personale, avrei potuto tenerlo per me, ma non riesco a farlo. Voglio condividerlo con chiunque abbia voglia di leggere le parole di uno squinternato che ama scrivere del nulla in parecchi righi (o, se dovessi darmi un tono, parecchie 'battute').

Grazie della tempo che mi dedicate/dedicherete.

Luca

ps. Mi piacerebbe tanto avere commenti (anche anonimi) per sapere se scrivo a vuoto, se scrivo fesserie minimamente interessanti, o se farei meglio a impiegare le mani per zappare la terra :)

domenica 18 ottobre 2009

Rivoluzione Sessuale

Nonostante il titolo, non voglio parlare di quel crogiuolo di ideali e rivoluzioni che è stata la società dell'68. Piuttosto voglio riferirmi a quella rivoluzione, espressione massima del femminismo dello scorso secolo, per indicare qualcosa di molto più personale, ma non meno importante. Una rivoluzione che riguarda me, ma che potrebbe riguardare tutti noi.

Nell'attuale società il sesso è tutto. Dalla cocacola, al tampax, dalle palestre alla tv. E' un continuo bombardamento di sesso. Non possiamo certo stupirci se tutti vogliono fare sesso, sempre più sesso, con sempre più persone. E' normale che il sesso assurga quasi a valore inalienabile nella vita della gente.

Purtroppo però, la quantità mal si accompagna con la qualità. Tutti sono presi dalla foga di fare sesso, di accoppiarsi in tutti i modi, i luoghi e le persone disponibili. E tutti, in modo più o meno consapevole sono insoddisfatti della propria vita sessuale. Molti vivono il sesso come un tabù, altri come una trasgressione, ma tutti hanno paura di parlarne, di analizzarsi, di farsi domande, di giocarci, di condividere la propria intimità col proprio compagno. Tutti sono presi dall'accoppiarsi, dal gettarsi in una enorme ed inutile mischia di corpi nudi.

Non sono da meno io, ovviamente. I condizionamenti di questa società sono forti, ma voglio cambiare. E mi piace farvi partecipi, per vincere quei tabù fatti di silenzi, per vincere la paura di parlarne. Voglio essere domani, migliore di quello che sono oggi, per questo ammetto il problema, e si sa, l'ammissione è il primo passo verso la soluzione.

Il sesso è una forma d'arte. E i processi creativi hanno bisogno dei propri tempi per svilupparsi e dare i propri frutti. Non possono e non devono essere incatenati, ingabbiati in logiche di mercato.
Solo così ci si può godere ogni attimo, ogni sfumatura, che siano gli odori, i sapori, le sensazioni.

Solo non forzandosi in una spasmodica e nevrotica ricerca di un superficiale piacere, si può raggiungere una totale libertà sessuale, una libertà fatta di piacere profondo e completo, in cui abbandonarsi e far abbandonare il proprio partner.

martedì 8 settembre 2009

Dietro una lente scura

Dietro una lente scura guardo scorrere il mondo. E' verde, sereno, sembra non accorgersi della mia presenza. Mi piace osservarlo in silenzio, pensare che sia davvero sereno. Che davvero non si accorga di me, di noi.

E invece so che da qualche parte su questa Terra qualcuno vede scorrere il mondo. Ed è rosso di fuoco, nero di carbone, bianco di polvere. E so che il mondo sa di noi, che se non cambieremo, prima o poi si stancherà delle nostre bombe, delle nostre guerre, delle nostre industrie.
E rivendicherà ciò che non è mai stato nostro.

E intanto guardo scorrere il mondo. E' verde, sereno, sembra non accorgersi della mia presenza.

lunedì 25 maggio 2009

due più due fa quattro...anzi no

L'altro giorno ho fatto una riflessione di cui voglio farvi partecipi.
Un po' come nel film "The Matrix" in cui "molte cose sanno di pollo", oggi sentiamo spesso parlare di comunisti. Un pò tutti sono comunisti.
In realtà si sta parlando di più definizioni di comunisti che rispecchiano più punti di vista. Io penso di poter dividere i punti di vista (e le definizioni) in tre categorie:
  • Veri Comunisti. La definizione di questa categoria è sfuggente e fumosa. In realtà di veri comunisti non si parla da nessuna parte e sono spesso isolati. Inoltre tendono a manifestare le proprie idee in modo pacifico, anche se spesso non vengono nemmeno ascoltati (anche a causa delle successive due categorie).
  • Comunisti di Berlusconi. E' la categoria più numerosa delle tre, e racchiude in se tutti quelli che non la pensano come Berlusconi o gli mettono i bastoni tra le ruote.
  • Comunist-fashion. In realtà questa categoria può essere vista come sotto-categoria della precedente, ma date le proprietà caratterizzanti molto precise, preferisco tenerla a parte. Qui ricadono tutti i ragazzini/ragazzi/uomini (e rispettive parole al femminile) che credono di essere comunisti perchè hanno una maglia del Che o perchè si fanno i pearcing e si ubriacano o si fanno le canne, o gridano slogan 'comunisti' e si definiscono tali senza sapere di cosa stiano parlando. Inutile dire che non può che essere un'illusione quella di sentirsi comunisti.
Definita la suddivisione dei (presunti)comunisti vengo al punto.

Ci sono molte persone che se due più due facesse quattro, rientrebbero nella prima categoria. Non ci sarebbe nulla di strano in questo, se non fosse che queste persone sono APERTAMENTE contro i comunisti, anzi sono tra quelle che gridano "al comunista! al comunista!" appena qualcuno si dimostra di mentalità più aperta, o con una visione del mondo differente della propria e diciamo 'più liberale'1.

Di chi parlo? Ovviamente dei cristiani. Di tutti. Ortodossi, Cattolici, Protestanti, tanto per citare le correnti più numerose.
Personalmente considero Gesu il primo vero Comunista della storia. Se tutti quelli che dicono di essere cristiani seguissero davvero i suoi insegnamenti, oggi vivremmo in una società comunista non fondata sul denaro.

E invece due più due non fa quattro e ci troviamo davanti alla paradossale situazione in cui i cristiani rinnegano la propria fede gridandola ai quattro (quelli si che son quattro :P) venti.

Luca

sabato 31 gennaio 2009

Qualcuno era Comunista

Ho scoperto questo capolavoro quasi per caso. Non ha bisogno di commenti.



Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.

No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo. Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

sabato 17 gennaio 2009

Sono un diverso

Una bella giornata, una passeggiata, un pensiero. Così sono arrivato a questa conclusione.

Innanzitutto specifichiamo come diverso. Non nel senso di essere distinto (o almeno non solo) o migliore (ma manco per niente), ma nel senso di non essere "un uguale" in nessun posto.

Quando penso agli informatici, mi rendo conto di essere troppo colto per essere un informatico, ma se cambio contesto, e mi sposto dove c'è cultura, mi accorgo di esserlo troppo poco.

Se si considera un contesto socio-politico, ho idee che possiamo definire come Comunismo 2.0*, ma guai a parlare dei miei interessi con altri che la pensano come me. Provate a dire tra persone "comuniste": 'sapete, io ballo salsa' oppure 'Che palle il bambino con il pigiama a righe', ecc. ecc; non subirete un pestaggio visto la natura non-violenta del contesto, ma di sicuro perderete gran parte della considerazione che avevate. Ovviamente la stessa considerazione si può fare se siete tra salseri e dite di essere Comunisti.

Ah! Un ultima cosa. Sono sincero, sempre, comunque, e dico quello che penso su un blog pubblico. Giudicatemi tenendo conto di questo. Non offendetevi se ci riuscite, io non lo farei, ma come ho detto, io sono un diverso.

*sto preparando un altro post per specificare cosa intendo con questo termine

domenica 28 dicembre 2008

Immagina

Un anno sta finendo, questo 2008 che come ogni anno ha le sue luci e le sue ombre.

A livello personale non è stato un anno negativo, non posso certo lamentarmi di quello che questo bisestile mi ha riservato a partire dalla compagnia confermata del mio amore, passando per i bei momenti passati con gli amici, e finendo alla firma del contratto per il mio nuovo lavoro.

Se però alzo lo sguardo dai miei affari, mi rendo conto che ogni anno è peggio del precedente e di certo questo non fa eccezione.
Le guerre aumentano di numero e di cruenza, i ricchi sono sempre + ricchi e i poveri sempre + poveri. Nessuno sembra interessarsi ai paesi del terzo mondo che per primi patiranno la crisi internazionale che sta esplodendo da qualche mese o delle condizioni di lavoro nei paesi cosidetti emergenti. I gay restano discriminati, la Chiesa continua a rimanere arroccata su posizioni indifendibili, in Italia sempre + ci avviciniamo ad una dittatura e la situazione socio-politica è in picchiata.

Cosa auspico per il 2009?

Non posso far la parte di miss italia, sarebbe fin troppo facile parlare della pace nel mondo. E' per questo che mi auguro sul piano personale di continuare sul solco tracciato quest'anno. Spero di riuscire a svolgere bene il mio nuovo lavoro e di ottenere delle soddisfazioni sia professionali che umane (magari con il mio primo viaggio all'estero).

A parte questo, se dovessi esprimere dei propositi, vorrei innanzitutto essere capace di risultare migliore di quanto non sia stato finora; vorrei avere il 'coraggio' di mettermi in gioco, di mettermi in prima fila e mettere le mie capacità e la mia professionalità a servizio di chi ne ha bisogno; senza chiedere nulla in cambio, solo per fare qualcosa che possa in qualche modo cambiare il mondo. So che una persona non può far niente, ma sento sempre + forte la spinta a fare qualcosa, anche per dare l'esempio, perchè sappiamo tutti che ogni impresa titanica, ogni cambiamento, ogni rivoluzione è frutto dell'unione dell'impalpabile opera di ognuno di noi.

Mi piacerebbe, poi, che i potenti, quelli che possono fare + di quanto possa io in 100 vite, possano essere illuminati e capire che in questo modo si va solo verso la rovina. Il 2008 è l'anno in cui l'America è stata capace di dire no ai suoi + profondi istinti razzisti, in cui ha visto eleggere il suo primo presidente nero.
Se devo essere sincero, benchè sia consapevole della portata di questa scelta del popolo americano, non nutro una grande fiducia in questo nuovo presidente. Alla fine è sempre l'espressione di un sistema malato, moribondo, basato sulle multinazionali, ed ho pertanto fortissimi dubbi sulla reale capacità di Obama di ledere gli interessi di queste ultime.
Mai come questa volta, però, spero di sbagliarmi, spero che il 2009 mi sbatta in faccia una realtà diversa da quella che immagino.

Per il resto i sogni sono sempre quelli di quasi 40 anni fa, quelli che mi rendono un sognatore. In quarant'anni nulla è cambiato, ma forse per incoscienza o perchè i sogni hanno bisogno della nostra forza per realizzarsi, io continuerò a sognare.

sabato 13 dicembre 2008

Per te

Spesso mi accusi di non avere un animo sensibile... io ti ripeto che non mi piacciono le banalità e spesso le canzoni d'amore sono banali. Io credo che l'amore sia qualcosa di impalpabile, non è possibile catturarlo in parole, è un mezzo insufficente a cogliere ogni sua sfumatura, e, per di più, la quasi totalità delle canzoni d'amore non fa altro che soffermarsi sul lato più superficiale e scontato dell'amore, quello più melenso. E' per questo che non apprezzo le canzoni d'amore. Capita però alle volte, che qualche artista - qualche vero artista - riesca in qualche modo a cogliere alcune sfumature più profonde, più importanti dell'amore, e di solito lo fa senza quasi far riferimento ad esso.

Un esempio di quello che dico (ovviamente del tutto personale) è "L'autostrada" di Silvestri, una canzone che quasi non parla d'amore, ma che ne esprime abbastanza bene la forza. Un'altra canzone che mi ha colpito e che oggi voglio dedicarti è "Fat Old Sun".

When that fat old sun in the sky is falling,
Summer evening birds are calling.
Summer's thunder time of year,
The sound of music in my ears.
Distant bells,
New mown grass smells so sweet.
By the river holding hands,
Roll me up and lay me down.
And if you sit,
Don't make a sound.
Pick your feet up off the ground.
And if you hear as the warm night falls
The silver sound from a time so strange,
Sing to me, sing to me.
When that fat old sun in the sky is falling,
Summer evening birds are calling.
Children's laughter in my ears,
The last sunlight disappears.
And if you sit,
Don't make a sound.
Pick your feet up off the ground.
And if you hear as the warm night falls
The silver sound from a time so strange,
Sing to me, sing to me.
When that fat old sun in the sky is falling...



martedì 2 dicembre 2008

Quando si sta meglio?

Quante volte ho sentito, abbiamo sentito la frase "stavamo meglio quando stavamo peggio!"? Io personalmente l'ho sentita tantissime volte da gente di tutte le età.

Ma sarà davvero così?

Alle volte mi soffermo a pensare, ma prima ancora, ad ascoltare la realtà, ad osservare quello succede attorno a me. Un pezzo di conversazione, un pensiero ad alta voce, un anziano signore che cammina poggiandosi sul bastone, ragazzine truccatissime, e via dicendo.
L'altro giorno in circolare (quale luogo migliore per ascoltare la celebre frase!) mi è capitato di ascoltare un uomo che diceva: "10 figli si possono campare!" alchè una donna risponde: "seee, a farli è facile, ma a mantenerli è impossibile!"; l'uomo, senza battere ciglio, con una franchezza che mi ha davvero disarmato, fa: "ai miei tempi li abbiamo campati 10 figli!".
Come dargli torto? La famiglia di mia madre è numerosa, e quella di mio padre, seppur in misura minore, lo è ugualmente, a confronto di quelle di oggi.
Davanti all'incontestabilità di questa verità torno a chiedermi: è davvero così?

E' inutile dire che essendo un ragazzo, nato, cresciuto e vissuto in questa età dell'abbondanza, non posso essere del tutto d'accordo. Ora non siamo più sull'orlo della fame, viviamo meglio, abbiamo più servizi, più passatempi, possiamo informarci come preferiamo, ma in fondo al cuore sento che leggendo meglio quella frase, la realtà è diversa. La realtà è che una volta si viveva con 1 milione di lire (e parlo di "appena" 10 anni fa) e senza fare salti mortali. Una volta famiglie di 10-12 persone vivevano con un solo stipendio senza fare la fame.

Cosa si è inceppato?

Bè non sono un economista, nè tantomeno un sociologo e non pretendo di inferire verità che non siano sotto gli occhi di tutti. Penso con la mia testa e faccio pensieri semplici. Penso che oggi quello che non va è il consumismo. I nostri bisogni sono fondamentalmente gli stessi di prima, i nostri stipendi (purtroppo) sono quasi li stessi di prima, ma pur ammettendo un carovita eccezionale dovuto al passaggio all'euro e alla situazione internazionale, questa incapacità di mantenere più di un figlio è quantomeno strana.

Ma allora cosa è cambiato?

Quello che effettivamente è diverso è il nostro approccio al denaro. Tutti vogliono andare in vacanza, tutti vogliono un cellulare per ogni membro della famiglia (e non un cellulare qualsiasi, ma l'ultimo modello con ugktksmts, con super tach scrin, con fotocamera da 1000Mpxl, etc etc), tutti hanno ormai bisogno di internet, tutti vogliono il jeans Levis, la cinta D&G, e gli occhiali da sole Christian Dior.
Ovviamente io non mi tiro fuori, l'ho detto prima, sono un ragazzo, vivo in quest'epoca, e anche io spendo per tante cose che probabilmente non sono necessarie, che potrei evitare di comprare; ma come dicono gli psicologi, l'ammissione del problema è il primo passo verso la sua soluzione.
Detto questo, però, ho paura di essere un esempio isolato. Questa società è ormai assuefatta al superfluo, tanto assuefatta che non lo considera nemmeno più tale.

E allora forse è meglio quando si sta meglio ma solo se non si dimentica quando si stava peggio.